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Utente: Jibbo
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Una persona non sa mai fino in fondo chi sia. Io credo d'essere un animale da emozioni; dotato d'intelligenza alterata ed anima schizofrenica. Il resto è da intuire o dedurre :-)

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martedì, 23 giugno 2009

Stupefacente

 
Dunque erano solo vani e buoni propositi?
Sono state necessarie due settimane prima di riuscire a tornare fra queste righe di memoria futura.
La prima per il lavoro Uno e la seconda per il lavoro Due. Già dalla distinzione potrei compiacermi e sostenere che i propositi del post precedente non erano vani, ma la realtà è spigolosa e mi è ancora difficile pensarla serenamente come un gabbiano dal volo sospeso nel vento. Per offrire un briciolo di comprensione ai naufraghi di queste pagine, sintetizzo senza rancore che il lavoro Uno è quello di prostituzione intellettuale che fra poco giunge al sesto anniversario.
È formalmente il sogno sbandierato dal sindacalista in piazza e prevede ovviamente un tempo indeterminato con il privilegio di un settore che difficilmente conosce crisi. Purtroppo non ho mai provato attrazione per l'idea di un posto fisso per tutta la vita e, puntualmente, mi è stato offerto, l'ho accettato. Dopo tre anni, le illusioni di trovare nuovi stimoli o possibilità di crescita erano già remote fra le parole dei miei titolari, ma frattanto ho pensato bene di vincolarmi per il sogno dei miei genitori ch'è divenuto realtà, ma non è del tutto realizzato.
Il vincolo è una quota, un numero da realizzare con il quotidiano impegno. Ammetto che essendo partito da un lavoro quasi agricolo, dieci ore in ufficio con clima temperato e internet libero, non mi sembrano un inferno. Oltre a questo però c'è il vuoto. L'alienazione sembra essere per me un passaggio obbligato. Svuotandosi di emozioni, principi, svarioni, compassione, si diventa micidiali mercenari del PIL. Il fatturato, una volta incassato, è il dio da ingraziarsi per evitare tempeste e siccità nelle tue otto ore business. È marginale che per me siano dieci; restano comunque troppe per l'affanno e l'angoscia che può provocare il numero stampato sulla carta colorata di una banca lucrante.
Al secondo giorno di astinenza del superfluo, nell'isola di cura, mi sono svegliato al tramonto cullato dal lento crescendo dell'alta marea. Ho impiegato qualche secondo per capire come potevo essere a letto ma a così pochi metri dal mare. Credevo di aver dormito un anno intero e mi torturavo pensando a quante esperienze avrei potuto fare nella veglia. Invece avevo dormito; non mi ero stordito, non avevo lavorato, ed avevo dormito; un anno intero. Com'era possibile? Mi chiedevo perplesso trascinato dall'istinto a cercare tabacco. Astutamente la scatoletta tossica era presente ma ben nascosta ed il monito – Depurati!- mi ha suggerito che forse ero ancora in tempo per vivere un po' di vacanza. A proposito, Lei dov'è? Le sue labbra mi parevano un surrogato efficace alle chimiche influenze, scalzo sono uscito all'ombra di una vigna. Eccola, quasi nuda, bianca e succosa, danzava lo yoga per lo spettacolo del mondo. Altro che fumo, leggi che t'inceppano, dare avere... la vita era tutta lì e, si mormora, aspettasse solo me. Trascendendo la quotidianità ho subito percepito cosa era stato sottratto alla mia vita senza che me ne accorgessi: lo stupore. Forse per lo strapotente senso di responsabilità, vicissitudini ospedaliere, deviazione professionale... il risultato è che J non si fa mai prendere dal panico ed ha sempre un tentativo di soluzione. Un vestito che ti ritrovi cucito addosso e che impari ad indossare come una seconda pelle. L'ideale costume adamitico era un'esperienza che potevo cogliere solo lì, in quel momento, perché l'avevo cercata, me l'ero concesso. Inutile continuare a lamentarsi con se stessi, non era dioniso l'origine dei miei malesseri, ma la convinzione che fosse ininfluente sopportare tutto.
Dovevo potermi stupire ancora, di amare così tanto la creazione
e Lei.
Solo io potevo essere protagonista del mio destino e l'ho capito mentre stavo per essere baciato e ho smesso di pensare.
Così senz'alcun ulteriore riflessione, senza mirabolanti strategie, il karma ha bussato alla porta
di lì ad una settimana
ed ho aperto la porta
sorridendo
al lavoro Due.

Una sfida, più che un'occasione.
postato da: Jibbo alle ore 07:03 | link | commenti (1)
categorie: bugi, blowjobber, sweet lips
sabato, 30 maggio 2009

Last Minute

 
Parto, ma prima scrivo; non si sa mai.
Da sempre ho subito il fascino dell'ultimo minuto, sessanta secondi esplosivi . La sfida di completare in quel lasso di tempo, tutto quello che nella mezz'ora precedente non avevi voglia di affrontare. Per molti anni il last minute era l'inizio di ogni mia giornata. Cinque secondi per la faccia, venti per i denti, dieci per l'arruffamento capelli, venticinque per essere fuori di casa; magari con le scarpe... Perché le sfide ci proiettano ad una pseudoperfezione, ma sempre di carne trattiamo. Nella vita ho fatto quindi tesoro di quella sensazione d'imbarazzante delusione che mi ha colto da bimbo, al suono della campanella, mentre salivo di corsa le scale e scivolando ho notato di essere ancora in ciabatte. Mom già da trenta secondi sgommava nel suo ultimo minuto. Non ero così smaliziato da inventarmi una scusa plausibile, sono entrato in classe sperando di diventare invisibile ed i compagni, sul più basso della classe, non hanno infierito (troppo).
Ma perché ci sono delle faccende che proprio non si vuole saperne di fare? Perché non esistono costumi della vita che non contemplano il ferro da stiro?
Me lo chiedo sempre
correndo a freddo
nell'ultimo minuto fra i cinque
di ritardo in ufficio.
Riaffiora questo ricordo, superando ventun'anni di sensazioni, ora che parto per una settimana di ferie. L'ultima risale ad agosto 2007, con Nick a Barcellona, ma in questa non saranno protagonisti la vodka y red bull e gli improbabili elastichetti per i miei ciuffi.. è un'orizzonte più romantico, ha l'aria benefica di un mare pulito, il desiderio di purificazione. A tutti dico che vado in vacanza ma la verità, bugigattoliani, è che vado in un isola di cura. Nessuna elettrica corrente, non un bit di internet nell'aria, nemmeno un briciolo fitocannabinoidi. Ci sarà la musica, le parole, una donna da amare, le corse sulla spiaggia, l'essenza della vita in natura. Desidero astenermi dal superfluo che s'insinua pigramente fra abitudini che un tempo erano riti ed ora mi sembrano vizi. Quando si svelano le debolezze, fanno tenerezza. Hanno un loro senso esistenziale, un'estetica e forse imperativi. Ciò che è buffo, a volte fastidioso, è la reazione umana alla propria debolezza. La reazione ad un io che non vorremmo essere, ma che per trasformare necessita di essere accettato.
Una mia debolezza è una sorta di predisposizione all'assuefazione, come se il corpo e lo spirito potessero spostare sempre un po' più in là il limite di sopportazione. Ha aspetti positivi (che qualcuno chiama tenacia) ed aspetti negativi (lo sfibramento).
Parto per illudermi di tornare diversamente nuovo, liberato dall'adrenalina di due anni a tutto gas.
Ma scrivo e vivo proprio per la profonda convinzione che queste parole potranno domani essere gli ennesimi buoni propositi o la felice intuizione di un destino in evoluzione; equipollentemente.
Non si cambia in un momento
ma è certamente in un momento
che si decide davvero
a cambiare.
Mi auguro di tornare fra voi
meno silenziosamente.
postato da: Jibbo alle ore 14:22 | link | commenti (2)
categorie: trip, jammin, bugi, blowjobber
sabato, 02 maggio 2009

Twins Trip

Una follia creativa sbocciata in un concerto di sorrisi sotto le lenzuola, ha tenuto le mie dita sospese, lontano dalle parole. I versi di una poèsia scritta la settimana prima, risuonavano nel mio respiro in dolce ed angosciante attesa.
“Cosa sono adesso non lo so” era il mantra che aveva scalato la vetta di Google e l'unica considerazione che mi rappresentasse appieno.
Ed eccomi lì ad affrontare euforico il mancato appuntamento di SweetLips con la luna.
Sognavo gemellini; uno per genere. Natura, amore e mistero racchiusi nel ventre della donna che (come dubitarne..) amo. Due nuove vite che spargono amore sotto gli occhi liberi di due amanti sperimentali. L'idea mi piaceva, mi affascinava, senza alcuna controindicazione. Dopo aver affrontato per un anno la malattia di una persona vicina, condiviso l'esperienza di una morte che nasce nel corpo, una gravidanza inaspettata mi sembrava una meravigliosa catarsi.
Gli aguzzi dettagli pragmatici che da sempre avevano sponsorizzato il salto della quaglia e Mr. Durex, svanivano nell'immagine di due occhi nuovi nel mondo, nati per amore. Non è poi così scontato, nonostante il pseudoprogressismo culturale dell'occidente, che per amore si venga al mondo. Quanti bimbi avevo visto trascinati all'ufficio postale, come fossero animali da compagnia di giovanissime coppie operose ed operaie. Non potevo essere un padre poi così pessimo; questo era il pensiero volgare che mi ricordava come tutti fossimo volgo.
Il mutuo da kamikaze, una casa da vendere nell'immobile mercato, i genitori in senilità precoce, non mi turbavano. Percepivo la forza vitale del genitore che, forse leggendariamente, può sembrare sovrumana. Era suonata la sveglia dell'orologio biologico; pur essendo maschio. Nel mio caso e per la mia storia, pare più una bomba ad orologeria, ma capita agli uomini trentenni senza prole di questionarsi. Dopo vent'anni di semi sparsi ovunque tranne dove la natura ti indica, hai poche scelte: te ne freghi o ci pensi. Per quanto grezzi e palesemente animali, gli uomini imparano presto che fregarsene è facile, ma diventa presto un capitale ad alto rischio. Il resto vien da sé.
Ma in questi folli viaggi sociologici, s'insinuava l'ombra vagamente ironica dei versi profetici scritti in una notte psicodrammatica.

28/03/09
Lacrime Sfiorite

Canto la disperazione
di non poter morire mai
e non saper ancora vivere.

Suono l'esasperazione
di un seme schiacciato
dalla mano scellerata.

Vita
Morte
Senso
Amore

Immagino fertile
il sapore sulle labbra
meravigliosa gioia
fra le tue gambe.

E canto, suono
sino al fracasso
per dimenticare il silenzio,
l'odore,
delle mie lacrime sfiorite
sul tuo sangue.

Vita
Morte
Senso
Amore


Sapevo già che sarebbe tornata la luna a spingere le maree ed avevo già pianto. Ho potuto così essere un papà luminoso per un mese, il regalo migliore per l'ultimo anno fra i venti.

sabato, 21 febbraio 2009

A Sanremo vince Amici

Raccapriccio

postato da: Jibbo alle ore 23:44 | link | commenti (1)
categorie: just blog it, uer iz mai maind
venerdì, 20 febbraio 2009

Il paese è purtroppo reale

"Non ti far trarre in inganno dagli applausi che i cosiddetti virtuosi spesso riscuotono.
Aver l'applauso degli artisti deve avere per te più importanza dell'applauso del pubblico." (Schumann)


Un suono s'è trasformato in sogno
nudo e bianco
innanzi uno specchio.
Il buio e l'immenso
io
riflesso.
Solo per guardarmi
senza interpretarmi.
Volevo fuggire;
proiettare altrove
ancora
l'umanità che soffoca
un atto d'amore.

Il Paese è reale

Dici sempre le preghiere
Conti sempre fino a dieci e
Preghi ancora che
Non tocchi a te
Decidere
Piangi fermo in tangenziale
Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata
Ma il paese sa affondare
Tutto intorno a te a ballare
Bestemmiando disprezzare
E riderci un po’ su
E tu vuoi far qualcosa che serva
E farlo prima che il tuo amore si perda
Non ti accorgi che se lo vuoi tu
Quel che valeva poi non vale più
Se ti han detto resta a casa
Vola basso non scocciare
Se disprezzi puoi comprare
Se vale tutto niente vale
Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai solo voglia di pensare
Che fra poco è primavera
Adesso fa qualcosa che serva
Che è anche per te se il tuo paese è una merda
C’è una strada in mezzo al niente
Piena e vuota della gente
E non porta fino a casa
Se non ci vai tu
Io voglio fa qualcosa che serva
Fammi far solo una cosa che serva
Dir la verità è un atto d’amore

ps: mi unisco a dolore di chi sognava Godano e Agnelli all'Ariston.

postato da: Jibbo alle ore 23:48 | link | commenti
categorie: video, jammin, altri versi, j-box, uer iz mai maind
giovedì, 19 febbraio 2009

Perché suono

Non posso prolungarti il silenzio, bugi; quasi mi spiace.
In quest'assenza di suoni potevo immaginare e dipingere qualsiasi melodia che hanno accompagnato le scorse giornate, l'ultimo periodo; un po' fuori di me, credo, anche se ancora abbastanza insospettabilmente.
Quindi mi sembra maturo il tempo per svelare due carte.
La musica è un rifugio meraviglioso. M'immergo in dimensioni sonore, vibrazioni istintive. Sofferenza, sesso, estasi, serenità, sfide. La libertà di suonare in ogni momento è anche il frutto di tanti sacrifici, ma certo non credevo potessi diventarne dipendente.
Perché, comunque, è un rifugio.
In realtà ho così voglia di leggerezza e “normalità” perché dentro mi sento devastato, abbandonato. E bugi lo sai bene che non voglio trascinarmi le rovine nell'anima perché significa condannarsi ad ammalarsi di se stessi.
Meglio fare subito outing e non pensarci più.,. domani si vedrà.
Per me si è aperta una crisi esistenziale. Due anni a sorreggere pressioni psicologiche, fisiche, emotive, sta lasciando un segno che cerco, ansiosamente, di coprire.
L'unica serenità è rappresentata dalla consapevolezza che sto amando molto. Non solo quale distributore di performance (che già devo essere per dieci ore al giorno) ma anche come uomo provato.
Nulla di tragico, sia chiaro, ma abbastanza impegnativo...
E quando mi chiedo se scoppio (spesso) afferro la chitarra (sempre) e corteggio la musica.
Qualcosa di bello, fatto da me, solo per me, senz'alcuna utilità.
Un rifugio che devo dichiarare per liberarmene. Perché voglio tornare qui, raccontarti altro, lasciare una traccia reale di questo mio vivere.
Bugi, io ti voglio ancora bene, ma davvero non ci ho le palle di specificare, capire whatever ché già sono annoiato ora...
Volevo però essere onesto e dirti dove sono
perché suono.

Un bacio

j

postato da: Jibbo alle ore 00:28 | link | commenti
categorie: jammin, bugi, j-box, just blog it
mercoledì, 04 febbraio 2009

Ergo

Tutto ed il suo contrario
abbracciano
seducono
stritolano
ogni mio intento.

Ciò che nasce dal cuore
guizza nella testa
esplode in viaggio.

Trasudo.

Ho mutato afoni versi in note, piccole gemme che scalfiscono la coltre del mio corpo. Suono come sono, alla ricerca di un'emozione
che tocca muove sposta. Le note diventano collane da spargere in aria, per scoprirne le danze come se ci fosse un mondo nascosto (o in cui nascondermi ) dove mi sento nudo, avvolto, amato.
Ma prima di iniziare a torturare un nuovo strumento di magia musicale, insisto per spingermi oltre. Temo che il destino abbia caricato la sveglia.
Allora mi scrivo perché l'eco non si spenga
ancora
più in là.
(maggiore)

postato da: Jibbo alle ore 00:24 | link | commenti
categorie: jammin, bugi, just blog it
mercoledì, 28 gennaio 2009

No, cosa sono adesso, non lo so

Impressioni di settembre (P.F.M.)

Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c'è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odor di terra, odor di grano
sale adagio verso me,
e la vita nel mio petto batte piano,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda...
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.

postato da: Jibbo alle ore 13:23 | link | commenti
categorie: video, altri versi, j-box
domenica, 18 gennaio 2009

We are One

Era l’anno della riscossa, il compimento di un grande progetto che con un pizzico di fortuna poteva divenire favola.
Costruisci una casa nuova ed ariosa, vendi quella vecchia e stretta, incassa i crediti e lascia il lavoro in ufficio. Forse pretendevo troppo da un anno bisesto; il tempo m’è bastato appena per completare il trasloco, travolto dalla malattia di Mom che inizia ora a diventare il ricordo di una battaglia, quasi finita, quasi vinta.
Questo duemilaotto ha lasciato un tatuaggio nell’anima. Sembra un arabesco di sentieri flottanti, di mille colori, infinite forme. Traccia delle settimane tese dalla paura, sfibrate dalla stanchezza, colme di coraggio. Simbolo di metamorfosi soprendenti, amori universali, passioni vitali.
Un disegno complesso, ancora indecifrabile, come lo è stato l’anno che tramonta.
Lo saluto consapevole che lo ritroverò un giorno, nei frutti che saprò cogliere e mordere.
Un anno nel quale hanno resistito ancora emozioni significanti, radicate nel tempo, cesellate dai doni che il destino dispensa.

Eccoci qua, nonostante tutto;
amanti,
sopravviventi.

Questo era l'ultimo post dell'anno, lasciato fra i tanti scritti e non pubblicati, a maturare in un foglio  che non ingiallisce mai.
Da un paio di settimane, ciò che è successo ieri diventa un avvenimento lontano da pescare con perizia, nel lago dei ricordi. E' un passato che rapidamente brucia senza lasciarmi il tempo di comprenderlo. Le imbarazzanti contraddizioni, la complessa alchimia neurobiologica, questo cuore che impazzisce a caso, hanno rapito le mie dita dalle parole, affidandole a corde da pizzicare e sfiorare. Mi sto nutrendo di vibrazioni acustiche; da me sedotte e provocate, in me pulsanti.
E' la mia preghiera all'amore, l'unico dio che abbia un senso, dove non c'è nulla da spiegare, solo un'emozione da inseguire. Un rifugio imprevisto, ma delizioso. Perché sento la vita traboccarmi e, nonostante l'impegno profuso, so per certo di dare molto meno di quanto mi è stato donato.
Davvero mi manca la poesia. Il vuoto di quell'espressione che per me è universale, non sono ancora capace di riempirlo con il mio odore. Mi sono illuso di poter attendere il vento giusto, la corrente più adatta, ed invece eccomi: travolto e sorpreso.
Sono stretto al timone e godo della tempesta d'acqua dolce e salata che si schianta ad ogni nodo.
Travolto dall'oscillazione dei miei pensieri, dalla razionalizzazione dei doveri (tic) alla ricerca di piaceri da scoprire (tac); dalle rapide escursioni ritmiche del cuore che un giorno ha deciso di non farmi ascoltare la sua musica; da tensioni animali che senza preavviso mi hanno avvolto in spirali rapaci, feroci; dall'assenza di mistero a rappresentazioni d'impotenze.
Sorpreso,
dalla forza dell'amore.
E non so aggiungere altro,
ora
che respiri qui
accanto.


martedì, 02 dicembre 2008

Oi Dialogoi

 

Perché non scrivi, j?
Perché tutto ciò che è pensiero lo rifiuto, almeno per un'altra settimana.

E le emozioni, j, scrivi di quelle, no?

Cerco di sedurle, da mattina a sera, incastrandole tra gli orari d'ufficio.

E allora?

La segretaria mi sta per denunciare per pensieri molesti, non mi pare il caso di fornire ulteriori indizi agli inquirenti.

Va be', non ci sarà mica solo il lavoro!

No, ma è comunque troppo, perché poi ne inizia un altro quando stacco dall'ufficio.

Ok, ma Obama, l'ossessione per i consumi, la moria delle api, il nuovo disco di Vinicio, la microsocietà aperta, tua mamma che lentamente guarisce, la neve altrove; ne avresti di argomenti...

Quelli non mi mancano mai, ma tutto è offuscato da questa pseudodepressione, dal signisficato sfuggente che spesso hanno le mie parole.

J mi manchi.,. davvero non ti va di dirmi nulla?

Ama
e fa' ciò che vuoi.

postato da: Jibbo alle ore 19:39 | link | commenti (1)
categorie: jammin, bugi, blowjobber, just blog it, uer iz mai maind