Una follia creativa sbocciata in un concerto di sorrisi sotto le lenzuola, ha tenuto le mie dita sospese, lontano dalle parole. I versi di una poèsia scritta la settimana prima, risuonavano nel mio respiro in dolce ed angosciante attesa.
“Cosa sono adesso non lo so” era il mantra che aveva scalato la vetta di Google e l'unica considerazione che mi rappresentasse appieno.
Ed eccomi lì ad affrontare euforico il mancato appuntamento di SweetLips con la luna.
Sognavo gemellini; uno per genere. Natura, amore e mistero racchiusi nel ventre della donna che (come dubitarne..) amo. Due nuove vite che spargono amore sotto gli occhi liberi di due amanti sperimentali. L'idea mi piaceva, mi affascinava, senza alcuna controindicazione. Dopo aver affrontato per un anno la malattia di una persona vicina, condiviso l'esperienza di una morte che nasce nel corpo, una gravidanza inaspettata mi sembrava una meravigliosa catarsi.
Gli aguzzi dettagli pragmatici che da sempre avevano sponsorizzato il salto della quaglia e Mr. Durex, svanivano nell'immagine di due occhi nuovi nel mondo, nati per amore. Non è poi così scontato, nonostante il pseudoprogressismo culturale dell'occidente, che per amore si venga al mondo. Quanti bimbi avevo visto trascinati all'ufficio postale, come fossero animali da compagnia di giovanissime coppie operose ed operaie. Non potevo essere un padre poi così pessimo; questo era il pensiero volgare che mi ricordava come tutti fossimo volgo.
Il mutuo da kamikaze, una casa da vendere nell'immobile mercato, i genitori in senilità precoce, non mi turbavano. Percepivo la forza vitale del genitore che, forse leggendariamente, può sembrare sovrumana. Era suonata la sveglia dell'orologio biologico; pur essendo maschio. Nel mio caso e per la mia storia, pare più una bomba ad orologeria, ma capita agli uomini trentenni senza prole di questionarsi. Dopo vent'anni di semi sparsi ovunque tranne dove la natura ti indica, hai poche scelte: te ne freghi o ci pensi. Per quanto grezzi e palesemente animali, gli uomini imparano presto che fregarsene è facile, ma diventa presto un capitale ad alto rischio. Il resto vien da sé.
Ma in questi folli viaggi sociologici, s'insinuava l'ombra vagamente ironica dei versi profetici scritti in una notte psicodrammatica.
28/03/09
Lacrime Sfiorite
Canto la disperazione
di non poter morire mai
e non saper ancora vivere.
Suono l'esasperazione
di un seme schiacciato
dalla mano scellerata.
Vita
Morte
Senso
Amore
Immagino fertile
il sapore sulle labbra
meravigliosa gioia
fra le tue gambe.
E canto, suono
sino al fracasso
per dimenticare il silenzio,
l'odore,
delle mie lacrime sfiorite
sul tuo sangue.
Vita
Morte
Senso
Amore
Sapevo già che sarebbe tornata la luna a spingere le maree ed avevo già pianto. Ho potuto così essere un papà luminoso per un mese, il regalo migliore per l'ultimo anno fra i venti.

Raccapriccio
"Non ti far trarre in inganno dagli applausi che i cosiddetti virtuosi spesso riscuotono.
Aver l'applauso degli artisti deve avere per te più importanza dell'applauso del pubblico." (Schumann)
Un suono s'è trasformato in sogno
nudo e bianco
innanzi uno specchio.
Il buio e l'immenso
io
riflesso.
Solo per guardarmi
senza interpretarmi.
Volevo fuggire;
proiettare altrove
ancora
l'umanità che soffoca
un atto d'amore.
Il Paese è reale
Dici sempre le preghiere
Conti sempre fino a dieci e
Preghi ancora che
Non tocchi a te
Decidere
Piangi fermo in tangenziale
Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata
Ma il paese sa affondare
Tutto intorno a te a ballare
Bestemmiando disprezzare
E riderci un po’ su
E tu vuoi far qualcosa che serva
E farlo prima che il tuo amore si perda
Non ti accorgi che se lo vuoi tu
Quel che valeva poi non vale più
Se ti han detto resta a casa
Vola basso non scocciare
Se disprezzi puoi comprare
Se vale tutto niente vale
Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai solo voglia di pensare
Che fra poco è primavera
Adesso fa qualcosa che serva
Che è anche per te se il tuo paese è una merda
C’è una strada in mezzo al niente
Piena e vuota della gente
E non porta fino a casa
Se non ci vai tu
Io voglio fa qualcosa che serva
Fammi far solo una cosa che serva
Dir la verità è un atto d’amore
ps: mi unisco a dolore di chi sognava Godano e Agnelli all'Ariston.
Non posso prolungarti il silenzio, bugi; quasi mi spiace.
In quest'assenza di suoni potevo immaginare e dipingere qualsiasi melodia che hanno accompagnato le scorse giornate, l'ultimo periodo; un po' fuori di me, credo, anche se ancora abbastanza insospettabilmente.
Quindi mi sembra maturo il tempo per svelare due carte.
La musica è un rifugio meraviglioso. M'immergo in dimensioni sonore, vibrazioni istintive. Sofferenza, sesso, estasi, serenità, sfide. La libertà di suonare in ogni momento è anche il frutto di tanti sacrifici, ma certo non credevo potessi diventarne dipendente.
Perché, comunque, è un rifugio.
In realtà ho così voglia di leggerezza e “normalità” perché dentro mi sento devastato, abbandonato. E bugi lo sai bene che non voglio trascinarmi le rovine nell'anima perché significa condannarsi ad ammalarsi di se stessi.
Meglio fare subito outing e non pensarci più.,. domani si vedrà.
Per me si è aperta una crisi esistenziale. Due anni a sorreggere pressioni psicologiche, fisiche, emotive, sta lasciando un segno che cerco, ansiosamente, di coprire.
L'unica serenità è rappresentata dalla consapevolezza che sto amando molto. Non solo quale distributore di performance (che già devo essere per dieci ore al giorno) ma anche come uomo provato.
Nulla di tragico, sia chiaro, ma abbastanza impegnativo...
E quando mi chiedo se scoppio (spesso) afferro la chitarra (sempre) e corteggio la musica.
Qualcosa di bello, fatto da me, solo per me, senz'alcuna utilità.
Un rifugio che devo dichiarare per liberarmene. Perché voglio tornare qui, raccontarti altro, lasciare una traccia reale di questo mio vivere.
Bugi, io ti voglio ancora bene, ma davvero non ci ho le palle di specificare, capire whatever ché già sono annoiato ora...
Volevo però essere onesto e dirti dove sono
perché suono.
Un bacio
j
Tutto ed il suo contrario
abbracciano
seducono
stritolano
ogni mio intento.
Ciò che nasce dal cuore
guizza nella testa
esplode in viaggio.
Trasudo.
Ho mutato afoni versi in note, piccole gemme che scalfiscono la coltre del mio corpo. Suono come sono, alla ricerca di un'emozione
che tocca muove sposta. Le note diventano collane da spargere in aria, per scoprirne le danze come se ci fosse un mondo nascosto (o in cui nascondermi ) dove mi sento nudo, avvolto, amato.
Ma prima di iniziare a torturare un nuovo strumento di magia musicale, insisto per spingermi oltre. Temo che il destino abbia caricato la sveglia.
Allora mi scrivo perché l'eco non si spenga
ancora
più in là.
(maggiore)
Impressioni di settembre (P.F.M.)
Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c'è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odor di terra, odor di grano
sale adagio verso me,
e la vita nel mio petto batte piano,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda...
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.
Eccoci qua, nonostante tutto;
amanti,
sopravviventi.
Questo era l'ultimo post dell'anno, lasciato fra i tanti scritti e non pubblicati, a maturare in un foglio che non ingiallisce mai.
Da un paio di settimane, ciò che è successo ieri diventa un avvenimento lontano da pescare con perizia, nel lago dei ricordi. E' un passato che rapidamente brucia senza lasciarmi il tempo di comprenderlo. Le imbarazzanti contraddizioni, la complessa alchimia neurobiologica, questo cuore che impazzisce a caso, hanno rapito le mie dita dalle parole, affidandole a corde da pizzicare e sfiorare. Mi sto nutrendo di vibrazioni acustiche; da me sedotte e provocate, in me pulsanti.
E' la mia preghiera all'amore, l'unico dio che abbia un senso, dove non c'è nulla da spiegare, solo un'emozione da inseguire. Un rifugio imprevisto, ma delizioso. Perché sento la vita traboccarmi e, nonostante l'impegno profuso, so per certo di dare molto meno di quanto mi è stato donato.
Davvero mi manca la poesia. Il vuoto di quell'espressione che per me è universale, non sono ancora capace di riempirlo con il mio odore. Mi sono illuso di poter attendere il vento giusto, la corrente più adatta, ed invece eccomi: travolto e sorpreso.
Sono stretto al timone e godo della tempesta d'acqua dolce e salata che si schianta ad ogni nodo.
Travolto dall'oscillazione dei miei pensieri, dalla razionalizzazione dei doveri (tic) alla ricerca di piaceri da scoprire (tac); dalle rapide escursioni ritmiche del cuore che un giorno ha deciso di non farmi ascoltare la sua musica; da tensioni animali che senza preavviso mi hanno avvolto in spirali rapaci, feroci; dall'assenza di mistero a rappresentazioni d'impotenze.
Sorpreso,
dalla forza dell'amore.
E non so aggiungere altro,
ora
che respiri qui
accanto.
Perché non scrivi, j?
Perché tutto ciò che è pensiero lo rifiuto, almeno per un'altra settimana.
E le emozioni, j, scrivi di quelle, no?
Cerco di sedurle, da mattina a sera, incastrandole tra gli orari d'ufficio.
E allora?
La segretaria mi sta per denunciare per pensieri molesti, non mi pare il caso di fornire ulteriori indizi agli inquirenti.
Va be', non ci sarà mica solo il lavoro!
No, ma è comunque troppo, perché poi ne inizia un altro quando stacco dall'ufficio.
Ok, ma Obama, l'ossessione per i consumi, la moria delle api, il nuovo disco di Vinicio, la microsocietà aperta, tua mamma che lentamente guarisce, la neve altrove; ne avresti di argomenti...
Quelli non mi mancano mai, ma tutto è offuscato da questa pseudodepressione, dal signisficato sfuggente che spesso hanno le mie parole.
J mi manchi.,. davvero non ti va di dirmi nulla?
Ama
e fa' ciò che vuoi.